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L'INTERVISTA:
9 DOMANDE A RENZO ROSSI

01 giugno 2007

Cani da seguita, numero di aprile maggio 2007 rivista specializzata sui cani da caccia

Cani da seguita, numero di aprile maggio 2007 rivista specializzata sui cani da caccia

a cura del Direttore

Rivista: CANI DA SEGUITA
www.canidaseguita.it
Numero 6 - APRILE/MAGGIO 2007

 

Nel caso del Dachsbracke, la nostra ricerca di amanti e veri conoscenti della razza ci ha portato questa volta a Carpegna, in provincia di Pesaro e Urbino, laddove risiede Renzo Rossi che, insieme con il figlio Giordano, alleva questi cani dal 1987. Socio fondatore dell'Associazione Italiana Alpenlaendische Dachsbracke, il "nostro" è un cacciatore appassionato che predilige la caccia al cinghiale e che, da sempre, è alla ricerca del perfezionismo nella razza che alleva con passione e competenza. Ma ecco cosa mi ha detto:


D. - Quando ha maturato l'idea d'iniziare ad allevare e perché proprio questa razza di segugi?

R. - L'idea è maturata più di vent'anni fa, quando ancora cacciavo con dei segugi esteri. Grandi cani, grandi inseguitori, ma inadatti ad un territorio dove ogni squadra di cinghialai ha una propria zona di caccia vicino a strade provinciali, aree protette etc. Come conseguenza vi erano quindi discussioni a non finire con le squadre vicine, cani rubati o investiti dalle auto, lunghe attese, notti in bianco e via dicendo. Per sopperire a questi problemi, dopo varie ricerche e tentativi, sono arrivato, nel 1987, con piena soddisfazione all'Alpenlaendische Dachsbracke.

D. - Vuole provare a spiegarci quali sono le caratteristiche che fanno (o dovrebbero fare) preferire questi cani ai potenziali utilizzatoti rispetto alle altre razze da seguita?
R. - II Dacke è un cane polivalente, si può utilizzare in squadra per la classica battuta al cinghiale. Infatti, anche se non è adatto in muta, una coppia è più che sufficiente. Ottimo per la girata che, personalmente, ritengo il più adatto, o a singolo. È tra i cani più impiegati per il recupero della selvaggina ferita e riesce parimenti bene anche su lepre, coniglio, volpe e altri ungulati. È   un cane molto equilibrato, ubbidiente, tenace, calmo, coraggioso, resistente, con cerca misurata sempre "in mano". Muto sulla pastura con brevi abbai per avvertire, quando è sulla passata dà qualche tocco di voce fino al contatto con il selvatico che, nel caso si tratti di cinghiale, cerca di bloccare con un deciso abbaio a fermo in attesa del padrone. Se poi questi è lontano, il Dacke lo va a cercare applicando il cosiddetto "pendolo" e ritornando di nuovo a fermo. Levato il selvatico lo spinge alle poste con voce squillante e, se l'animale non viene abbattuto, poco dopo lascia e torna dal conduttore, pronto per un'altra braccata.

D. - A suo parere, vi è una dote che oggi non viene tenuta nella dovuta considerazione da parte degli "addetti ai lavori"?
R. - È la positività e la concretezza, cioè la possibilità di fare più incontri in una battuta. Molti pensano che un cane con le gambe corte faccia poca strada, sia lento, si stanchi, che non renda, per il Dacke non è così. Io caccio da mattina a sera sull'Appennino, tra la provincia di Pesaro Urbino e Arezzo, in un territorio montano con calanchi, canneggi. Rogaie e fitto sottobosco dove il cinghiale è invisibile e particolarmente aggressivo, vado con squadre in battuta e in girata con cane a singolo e non ho mai notato defaillance nei Dacke.

D. - E quali doti deve necessariamente possedere un "buon" segugio per essere tale veramente?
R. - II massimo di un "buon" segugio è che non deve mai cacciare per sé stesso, ma donarsi completamente al suo conduttore esprimendo al meglio tutte le sue doti naturali positive. Concretizzandole in un'azione di caccia completa in ogni fase.

D. - Come giudica lo stato attuale della razza nel vostro Paese e, se fosse in suo potere farlo, vi è qualcosa che vorrebbe modificare nell'allevamento odierno di questi cani?
R. - Indubbiamente è in grande crescita ma, a mio parere, non nella giusta maniera. Infatti, in circolazione, di Dacke incrociati ce ne sono più del 50% con i seguenti risultati: cani alti, con gambe da levrieri, bassi come bassotti, disarmonici, con pelo raso, code sottili, orecchie lunghe, senza carattere. Ceduti da persone senza scrupoli e tutti con regolare pedi-gree(!!??) I nuovi proprietari, inconsapevoli di ciò, fanno poi nuove accoppiate seguitando ad "inquinare" la razza. Ci vorrebbero più controlli, esame del D.N.A. etc, più informazione e più collaborazione tra gli appassionati.

D. - Secondo Lei, la razza e le sue caratteristiche sono, oggigiorno, conosciute abbastanza bene dai suoi potenziali utilizzatori o vi è ancora molto da fare?
R. - Nel 1999 è nata l'Associazione Italiana Alpenlaendische Dachsbracke che sta lavorando per far conoscere la razza, tra convegni, raduni e prove di lavoro. Ha ottenuto dall'E.N.C.I. l'istituzione del brevetto di cane da limiere e il brevetto di soggetto idoneo al lavoro da singolo su cinghiale. Ma non è sufficiente, occorre più informazione.

D. - Personalmente ritiene necessario partecipare ai raduni, alle prove di lavoro e alle esposizioni con i suoi soggetti?
R. - Lo ritengo più che necessario. Soprattutto ai raduni dove ci sono i migliori giudici conoscitori della razza, chiamati dall'Associazione. Dove ci si può confrontare in maniera costruttiva, come alle prove di lavoro. Alle esposizioni, purtroppo, partecipano pochissimi soggetti.

D. - A suo giudizio in quale forma di caccia, e quindi su quale selvatico, trova che i soggetti di questa razza siano portati ad eccellere?
R. - II Dacke eccelle nella caccia a singolo e nella girata su cinghiale. È ottimo in battuta e al recupero della selvaggina ferita, inoltre lavora anche su lepre, volpe e coniglio.

D. - Infine, a conclusione di questa nostra chiacchierata, quali consigli si sentirebbe di poter dare ad un ipotetico neofita che avesse deciso di avvalersi di un segugio della sua razza per soddisfare la propria passione venatoria?
R. - Gli consiglierei di leggersi bene lo standard di razza e di rivolgersi a un allevatore serio, amante del Dacke. Se acquista un cucciolo o un cucciolone, constatarne la genealogia, la tipicità, la vivacità, la precocità. Se adulto, prima di utilizzarlo, è fondamentale che "faccia padrone". È poi sicuramente bene rimanere in contatto con l'allevatore che sarà certamente sempre prodigo di consigli.

 

 

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