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ALPENLAENDISCHE DACHSBRACKE E SLOVENSKY KOPOV A CONFRONTO

23 novembre 2010

Profilo di Alpenlaendische Dachsbracke dell'Allevamento Val di Loto di Rossi Renzo e GiordanoLe mie sono esperienze di caccia e di allevamento vissute e maturate dal lontano 1976. Dopo aver cacciato per anni con svariate razze da seguita, nel 1987 iniziai ad allevare l’Alpenlaendische Dachsbracke. Negli anni a seguire mi trovai a cacciare con degli Slovensky Kopov, dove notai moltissime analogie con il dake.


Approfondendo il mio interesse verso ilo kopov, mi recai in Slovacchia (suo paese di origine) e riportai alcuni soggetti validi a caccia ed eccellenti nel tipo di razza.


L’E.N.C.I., i vari club e associazioni forniscono già dati ufficiali ed approfonditi su queste due tipologie di cani, quindi non sto qui a citare la storia o lo standard di razza.


Le analogie che accomunano il kopov e il dake sono molteplici, non solo sotto l’aspetto venatorio e morfologico, ma soprattutto nel carattere. In entrambe le razze, sin da cuccioli, i cani manifestano un’intelligenza e un attaccamento speciale con il padrone, integrandosi nel nucleo familiare, sono poi complici ed affettuosi con i bambini e in particolare con le donne di casa.

 

FILA  Slovensky Kopov (segugio della foresta nera) dell'Allevamento Val di Loto di Rossi Renzo e GiordanoHanno uno spiccato senso di difesa della proprietà (in Slovacchia il kopov viene utilizzato anche da guardia e da difesa) con un’aggressività verso gli estranei, ma indifferenti con gli amici e compagni di caccia. Sanno stare in casa o in macchina senza essere invadenti o disturbare con abbai inutili.

 

Sapranno inoltre accompagnare con discrezione il vostro tempo libero; considerando che per l’esercizio venatorio al massimo si possono praticare circa quaranta giornate di caccia, più venti giorni di allenamento, nei rimanenti trecento giorni dell’anno di inattività del dake o del kopov, si potrà godere della loro compagnia, amicizia e fedeltà. Con questo rapporto cane-padrone avrete dai vostri ausiliari il massimo anche a caccia.


Nell’attività venatoria, sia il dache che il kopov , in virtù di questo grande affiatamento cane-cacciatore, hanno entrambi preso la nomina di “cani corti”, ma in realtà tutto dipende dal tipo di addestramento. Infatti possono cacciare indifferentemente in un raggio di azione di cento metri o di un chilometro, inseguire per cinquanta metri, lasciare la seguita a comando o non mollare mai. La loro intelligenza ed il grande senso di orientamento, fanno si che  ritornino sempre e rapidamente dal padrone.

 

Essendo dei segugi polivalenti si possono utilizzare, come nel loro paese di origine, da cane limiere per il recupero della selvaggina ferita, per la caccia in girata e in battuta a squadre dove si adattano a cacciare con altre razze. Sono cani molto equilibrati sul selvatico, tenaci, calmi, coraggiosi, resistenti e misurati.

 

Muti sulla pastura, con brevi abbai per avvertire quando sono sulla passata, danno qualche tocco di voce fino al contatto con il selvatico, che cercheranno poi di bloccare con un deciso abbaio a fermo in attesa del padrone, se poi questi è lontano, sia il dake che il kopov, frequentemente applicano il così detto “pendolo”, tornando di nuovo al fermo, levato il selvatico, viene spinto alle poste con voce squillante e se l’animale non viene abbattuto, tornano in tempi brevi dal conduttore.


L’unica differenza sostanziale tra le due razze (che poi non è una regola fissa, ma è solo la media dei casi) è che in tutte le fasi di caccia lo Slovensky Kopov è molto più veloce, se si vuole quindi cacciare con dei ritmi più lenti, l’ideale è sicuramente l’Alpenlaendische Dachsbracke.

 

 

 

Articolo precedente: L'INTERVISTA: 9 DOMANDE A RENZO ROSSI

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